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“Sicilia in zona gialla o bianca e nuovo protocollo per le cure domiciliari come in Piemonte”

In seguito alle segnalazioni e appelli da imprese ed associazioni di categoria, fortemente contrariate e preoccupate, ecco le richieste dell'europarlamentare Donato

(19 marzo 2021)

 

“I dati di ricoveri e terapie intensive parlano chiaro: non vi sono numeri tali da giustificare l’inserimento della Sicilia in zona arancione” – afferma Francesca Donato, Europarlamentare Lega“L’impatto negativo per le imprese del settore HORECA e il relativo indotto, nonché per la nostra intera economia, è gravissimo e inaccettabile. Le manifestazioni  di questi giorni lo confermano e non possono essere ignorate. È necessario che il Presidente Musumeci dia riscontro alla richiesta unanime dei Siciliani di riportare la regione quantomeno in zona gialla, con la possibilità di prevedere zone rosse circoscritte ove i contagi lo richiedano e zone bianche nelle aree ove i dati lo consentano, come ad esempio le isole minori, che hanno zero positivi. Si mettano in sicurezza i Comuni veramente a rischio e si lasci al resto della Sicilia la possibilità di ripartire”.

Francesca Donato, europarlamentare Lega

“Ricevo segnalazioni ed appelli da tutta la Sicilia e da varie imprese ed associazioni di categoria, fortemente contrariate e preoccupate dopo questo inspiegabile provvedimento di chiusura a danno delle realtà economiche siciliane” – continua l’Eurodeputata Francesca Donato, da poco nominata responsabile regionale della Lega per l’economia e le politiche europee. “La tutela della salute è importantissima, ma va coniugata con quella del lavoro e della sopravvivenza economica dei Cittadini. Per questo auspico interventi urgenti a livello regionale, da parte dell’assessore Razza, con l’adozione di un protocollo di cure domiciliari aggiornato e allineato a quello introdotto dalla Regione Piemonte, per salvare più vite e ridurre drasticamente l’afflusso negli ospedali. Solo così potremo davvero uscire rapidamente da questo incubo: curando i malati, non proibendo di lavorare e di vivere ai sani”.

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